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Posts Tagged ‘attività marginali commerciali.’

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Sulla nuova legge regionale degli hobbisti è ora di mettere in chiaro tutte un serie di questioni alla fine delle quali, chiunque abbia un po’ di buon senso, capirà che tra quello che dicono le associazioni dei commercianti e la verità ci sono una serie di variabili e inesattezze che non sono state considerate.
Come cercherò di dimostrare siamo difronte ad una pessima legge che finirà con l’affossare tutto e tutti i soggetti interessati, compresi i commercianti stessi.
Essendo diverse le considerazioni e meglio e più comprensibile andare per schemi.
1) CHI SONO GLI HOBBISTI E I PRIVATI CHE INTENDONO VENDERE AD ALTRI PRIVATI DIRETTAMENTE LE PROPRIE COSE.
Innanzitutto non sono, non vogliono e non possono  essere dei professionisti.
Questi sono collezionisti che per anni hanno accumulato cose di più o meno valore pagandoli profumatamente e che per un affinamento del gusto, cambio della tipologia di collezione o per necessità economica sono costretti ad andare a vendere direttamente per non essere oltremodo penalizzati.
C’è poi una seconda categoria che possiamo definire quasi  “PICCOLI EVASORI PER NECESSITA’, termine ultimamente usato da valenti economisti sia di centro destra che di centro  sinistra.
In sintesi questi signori, quasi sempre pensionati al minimo, svuotano prima la propria cantina di casa e poi anche quella di qualcun altro andando poi a rivendere il tutto nei mercatini, per pochi euro.
Il loro lucro è al massimo di 100/200 euro al mese e si occupano di oggetti che andrebbero certamente al macero, chiamatela pure concorrenza sleale ma credo siano pochi che ci credono.
C’è anche una certa quantità di persone che hanno fatto del riuso una costante del loro modo di vivere; per loro è un fatto culturale e politico, quasi una filosofia di vita.
C’è infine un altra categoria che sono gli ex commercianti che hanno abbandonato la partita IVA, per motivi di età, economici o altro, e che, trovandosi magazzini pieni, vengono ad avere il problema degli hobbisti ma più in grande.
2) IN TUTTI QUESTI CASI SI PUO’ PARLARE DI VERA EVASIONE, OPPURE CI TROVIAMO DIFRONTE A GENTE CHE E’ IMPOSSIBILITATA CON LE ATTUALI LEGGI AD APRIRE UNA ATTIVITA’, FISCALMENTE RICONOSCIUTA E RAPPORTABILE ALLA PROPRIE ESIGENZE, PER DIMENSIONI E COMPATIBILITA’  DEI COSTI?.
Considerate che in tutta Europa queste situazione sono fortemente e fiscalmente tollerate, o regolamentate in maniera assolutamente soft..
Quindi esiste un problema reale, un vuoto legislativo di natura fiscale che è compito dello stato porvi rimedio.
La delega delle regioni in materia di commercio non è di natura fiscale, ma di regolamentazione.
La conclusione è che questa legge, dietro la spinta delle associazioni dei commercianti, va oltre perchè indirettamente si occupa di materia fiscale, che non è di sua competenza.
Ora spero sia più chiaro che, definire evasori tutti coloro che non possono per vari motivi tenere una licenza ufficiale è la stessa cosa che dire che tutti i commercianti lo sono.
Nessuna persona di buon senso può affermare questo, senza fare della demagogia.
3) MA CHE COSA VUOLDIRE CHE QUESTA LEGGE E’ SBAGLIATA NEL SUO IMPIANTO GENERALE?.
In base alle considerazioni sopra esposte e sapendo che a volte il fenomeno hobbistico assume alcuni aspetti esasperati dovere del legislatore doveva essere quello di riportare il tutto in un ambito più naturale  e non, come avverrà con questa legge, decretarne una fine certa anche se procrastinata di qualche anno.
Infatti questo sembra l’obbiettivo di questa legge, sembra più un blitz delle associazioni di categoria che una ponderata legge nata da una attenta discussione con tutte la parti in causa.
4) CHI CI GUADAGNA E CHI CI PERDE CON L’ENTRATA IN VIGORE DI QUESTA LEGGE COSI’ COME E’ FORMULATA?.
Nessuno e con nessuno intendo anche chi ha una attività professionale.
Infatti la sparizione graduale ma ineludibile di soggetti, in vario modo fortemente motivati
in queste cose, impoverirà talmente il settore che aggraverà ulteriormente la situazione.
Chi è minimamente avveduto sa bene che le attuali difficoltà del mondo del commercio non sono attribuibili ai cosidetti Hobbisti,  ma hanno radici in una crisi più generale che porta a considerare superfluo questa tipologia merceologica.
Molti che hanno la licenza sono consapevoli che la loro sopravvivenza, anche se molto precaria, è strettamente legata all’equilibrio che si è creato negli anni dal quale, essendo giustamnete dei professionisti, sanno trarne beneficio.
Se le associazioni hanno perso qualche aderente farebbero meglio a voltarsi altrove e smettere di cavalcare la parte più arretrate del loro movimento.
Non ci guadagnano certamente i comuni che traggono benefici da queste manifestazione e neanche  tutto l’indotto ( sono commercianti anche loro).
Ci guadagna solo coloro che per pigrizia invece che impegnarsi a trovare buone soluzioni si scagliano, animati da sacro furore, contro tutto e tutti non sapendo di fare innanzitutto il proprio male.
5) ESISTONO A QUESTO PUNTO SOLUZIONI CHE POSSONO CORREGGIERE QUESTA LEGGE SUGLI HOBBISTI CHE HA RIMASTO COME PADRINO LE SOLE STRUTTURE DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA?.
La filosofia di fondo di una buona legislazione dovrà essere quella di limitare e correggere le storture e gli abusi dei soggetti protagonisti.
Inoltre sarà necessario togliere quegli eccessi legislativi quali il numero di presenze annuali e la quantità di anni ( è veramente incomprensibile dire che una persona per due anni può riciclare proprie cose mentre, dal terzo anno in poi, devrà distruggerlo o, nel migliori dei casi, dare soldi a chi te lo viene a ritirare).
Inoltre si renderà necessario:
a)eliminare l’assurda presunzione di scaricare sugli enti locali l’onere di stabilire, in base agli oggetti presenti su un ipotetico banco, il loro valore, e in base al quale stabilire poi la possibilità di fare il mercato.
b)stabilire che certe tipologie di oggetti ( antiquariato ecc) sono di stretta competenza di chi fa questo attività come professione.
c)che i costi del tesserino debbano essere rapportati alla tipologia degli oggetti.
d) che gli ex professionisti possano avere delle facilitazioni per un certo numero di anni per smaltire i magazzini.
e) che gli oggetti legati al riuso abbiano il massimo di facilitazione e il minimo dei costi, essendo questa una buona pratica.
f) che chi organizza debba individuare spazi diversi tra professionisti, hobbisti e creativi.
g) di lasciare al fisco generale tutte le questione legate alla normativa fiscale, anzi sollecitare, che anche in Italia, emerga una legislazione per quelle “attività marginali commerciali e non ” nella quale possono trovare una collocazione queste attività.

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